L'Oca d'Oro.
Osteria milanese del boom economico gestita da Pino Pomè: uno spazio ibrido fra somministrazione, esposizione d'arte ed esibizioni dal vivo.
L'Oca d'Oro.
Materiali d'Archivio — Fondo Flavio Oreglio
Osteria milanese degli anni Sessanta gestita da Pino Pomè, che ne fece un luogo ibrido fra somministrazione, esposizione di opere d'arte fruibili e acquistabili ed esibizioni dal vivo — accostata dalla tesi alla Muffola come esempio di spazio multifunzionale nella Milano del boom economico.
- Periodo
- Anni '60
- Città
- Milano
- Indirizzo
- Via Lentasio
- Fondatori / gestione
- Pino Pomè (titolarità/gestione)
Descrizione storica
Nella ricostruzione della «costellazione di pedane private e sperimentali» che animò la Milano del secondo dopoguerra e degli anni Sessanta, L'Oca d'Oro si colloca accanto al Santa Tecla e alla galleria La Muffola, descrivendola sinteticamente come un'«osteria».
La natura ibrida e multifunzionale del locale si accosta bene alla Muffola come esempio di spazio che esponeva opere d'arte fruibili e acquistabili accanto alla somministrazione e alle esibizioni dal vivo, in una logica di diversificazione dei ricavi come anticipazione, in forma empirica e non formalizzata, di pratiche gestionali oggi ritenute presidio di resilienza d'impresa.
Protagonisti e collaborazioni
Pino Pomè, Dario Fo, Cochi Ponzoni, Renato Pozzetto.
La geografia di un genere.
Ogni locale è stato un laboratorio del cabaret italiano. Torna alla mappa per esplorare gli altri luoghi in cui il genere prese forma.
Torna a I Luoghi