Sala V · I Luoghi A supporto del Centro Studi MusiComedians · Fondato nel 2008 Milano · Italia

I luoghi del cabaret.

Il cabaret nacque a Milano ma non fu un fenomeno «milanese»: i protagonisti arrivarono da tutta Italia. Questa è la geografia dei locali — gallerie, scantinati, jazz club — in cui un genere prese forma.

Dopo l'«occasione perduta» degli anni Venti, il cabaret italiano attecchì in pianta stabile nella Milano del secondo dopoguerra, che ne divenne lo snodo nazionale. Tutto si originò nel «mare magnum» del Santa Tecla; poi, dall'Intra's Derby Club e dalla diaspora del 1964, una costellazione di locali diffuse il genere per tutta la città — prima che, negli anni Settanta, il suo spirito «traslocasse» nei teatrini off.

13 luoghi mappatiMilano · Roma · Genova1951 — anni '70
Geografia del genere

Locali ed esperienze fondative

In ordine cronologico, dalle tre esperienze seminali alla stagione milanese e alla sua eredità.

Santa Tecla
anni '50 Milano

Santa Tecla

Locale da ballo dedicato al jazz, punto d'incontro di musicisti e poeti del dopoguerra: il «brodo primordiale» da cui emergerà il cabaret. Vi esordiscono Gaber, Tenco, Jannacci, Celentano, Tony Dallara.

Teatro dei Gobbi
1951–1953 Roma

Teatro dei Gobbi

Franca Valeri, Alberto Bonucci e Vittorio Caprioli: nessuna volgarità, niente scene né costumi, solo un paravento e la satira dei testi. «Carnet de notes» trasforma l'intrattenimento nella direzione del cabaret.

Fo · Durano · Parenti
1953–1955 Milano

Fo · Durano · Parenti

Al Piccolo Teatro, «Il dito nell'occhio» e «Sani da legare» sviluppano un linguaggio satirico che scardina «l'immobilismo rivistaiolo» e si contrappone alla satira ufficiale.

La Borsa di Arlecchino
1957–1961 Genova

La Borsa di Arlecchino

Seminterrato di piazza De Ferrari, ritrovo degli intellettuali genovesi. Vi passano Paolo Villaggio, Carmelo Bene, Paolo Poli; nel 1961 esordisce Fabrizio De André.

L'Oca d'Oro
primi anni '60 Milano

L'Oca d'Oro

La «trattoria degli artisti» dove esponevano Manzoni e Fontana e dove due giovanissimi Cochi e Renato — con un imberbe Franco Battiato — intrattenevano i presenti.

La Muffola
1960–1961 Milano

La Muffola

Galleria d'arte con propensione al piccolo palcoscenico, ideata da Tinin e Velia Mantegazza: autentico trait d'union fra arte e spettacolo, con Gaber, Maria Monti, Paolo Poli.

Intra's Derby Club
1962–1965 Milano

Intra's Derby Club

Dall'incontro fra Enrico Intra e Gianni Bongiovanni nasce il primo e più famoso cabaret di Milano (e d'Italia): jazz, satira e pura sperimentazione, fino alla diaspora del 1964.

Nebbia Club
1964–1968 Milano

Nebbia Club

Il primo «Teatro Cabaret» italiano, fondato da Franco Nebbia con una compagnia stabile. Testi politicizzati di Umberto Eco, Enrico Vaime, Primo Levi; ospiti Carmelo Bene e Mariangela Melato.

I Gufi & il Lanternin
1964 Milano

I Gufi & il Lanternin

«I Gufi stanno al cabaret come i Beatles alla musica leggera»: Svampa, Patruno, Brivio, Magni eleggono il Lanternin, presso la Stazione Centrale, a loro sede sperimentale.

Cab 64
1964–1968 Milano

Cab 64

Nello scantinato de «Il mio bar», i Mantegazza riuniscono Cochi e Renato, Bruno Lauzi, Lino Toffolo, Gino Negri: è qui che si forma, di fatto, il futuro «Gruppo Motore».

Derby Club
1965–1985 Milano

Derby Club

Sotto la direzione artistica di Enzo Jannacci diventa il punto di riferimento del cabaret in Italia e la rampa di lancio televisiva del «Gruppo Motore».

Il Refettorio
1970–1972 Milano

Il Refettorio

Dopo lo scioglimento dei Gufi, Roberto Brivio tenta di rivitalizzare lo spirito originario del cabaret contro la deriva del «cabaret come comicità».

La Bullona
anni '70 Milano

La Bullona

Tra i tanti locali sorti nel decennio, fu uno dei palchi d'esordio di Beppe Grillo, mentre il vero spirito del cabaret «traslocava» verso i teatrini off.

Immagini: Materiali d'Archivio — Fondo Flavio Oreglio. Selezione dimostrativa; didascalie estese e crediti puntuali saranno completati nella release successiva.

Dai luoghi, le voci.

Ogni locale è stato un laboratorio. Per capire che cosa univa queste esperienze, leggi l'editoriale di Flavio Oreglio.

«Milano e il cabaret»